Cos’è la salute riproduttiva?

Molto più di fare o non figli: un diritto, una scelta, una questione di giustizia.

Quando sentiamo parlare di “salute riproduttiva”, pensiamo spesso a ospedali, gravidanze e ginecologi. Ma la salute riproduttiva è molto di più: riguarda il diritto di scegliere se, come e quando diventare genitori, il diritto a una sessualità sicura e consapevole, e il diritto ad accedere a servizi sanitari completi e non discriminatori.

Una definizione (ufficiale) che parla chiaro

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la salute riproduttiva è:

“uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale – e non semplicemente l’assenza di malattia – in tutte le questioni relative al sistema riproduttivo, alle sue funzioni e ai suoi processi.”

Tradotto in parole semplici: significa poter vivere la propria sessualità e capacità riproduttiva in modo libero, informato, sicuro e dignitoso. Significa poter decidere se, quando e con chi avere figli. E significa anche non dover affrontare rischi inutili durante una gravidanza, un aborto o un parto.

Cairo, 1994: la svolta

Il concetto di “salute riproduttiva” è stato riconosciuto a livello globale solo nel 1994, durante la Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo delle Nazioni Unite, tenutasi al Cairo. Fu lì che 179 Paesi firmarono un programma d’azione che dichiarava la salute riproduttiva come parte integrante dei diritti umani.

Per la prima volta, si smetteva di parlare solo di “controllo delle nascite” e si iniziava a parlare di diritto alla scelta. Si riconosceva che le persone – in particolare le donne – devono poter decidere liberamente e responsabilmente il numero dei figli, l’intervallo tra le nascite e l’accesso alle informazioni e ai servizi sanitari necessari per farlo.

Salute riproduttiva ≠ diritti riproduttivi

Sono due concetti strettamente legati, ma non sono la stessa cosa.

  • La salute riproduttiva riguarda l’accesso effettivo a servizi, informazioni e cure: cliniche che funzionano, personale formato, disponibilità di contraccettivi, sicurezza durante gravidanza, parto o aborto.
  • I diritti riproduttivi, invece, sono il riconoscimento legale e politico di tutto questo. Vuol dire avere leggi che tutelano la scelta, la privacy, l’autonomia. Vuol dire che lo Stato non può (o non dovrebbe) impedire, limitare o discriminare l’accesso ai servizi.

In altre parole: posso essere in buona salute solo se ho i diritti necessari per accedere a ciò che mi serve.

Ma allora perché in molti Paesi è ancora un lusso?

Secondo l’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, milioni di persone nel mondo – soprattutto donne e adolescenti – non hanno accesso a servizi essenziali come:

  • contraccezione moderna
  • assistenza al parto sicura
  • informazione sessuale scientifica
  • accesso a un aborto sicuro

Ogni anno, si registrano oltre 73 milioni di aborti nel mondo, ma quasi la metà avviene in condizioni non sicure. Stime indicano che tra il 4,7% e il 13% delle morti materne sono dovute a complicazioni legate ad aborti non sicuri.

Questo non succede per caso. Succede perché esistono leggi restrittive, stigma culturali, medici obiettori, mancanza di fondi pubblici, ignoranza o disinformazione. E tutto questo colpisce in modo sproporzionato le persone già marginalizzate: donne povere, migranti, adolescenti, sex workers, persone LGBTQIA+.

Una questione di giustizia sociale

La salute riproduttiva non è solo una faccenda medica. È una questione di equità, perché riguarda l’accesso al potere di decidere sul proprio corpo, sulla propria vita, sul proprio futuro.

Non c’è vera libertà se non si ha la possibilità concreta di scegliere. E non si può parlare di salute riproduttiva senza parlare di giustizia riproduttiva, un concetto nato dai movimenti femministi neri negli Stati Uniti (Reproductive Justice, Ross and Solinger, 2017), che dice chiaramente:

“Se non hai scelta, non hai accesso.” 

Per questo oggi si parla sempre più spesso di reproductive justice, giustizia riproduttiva: un approccio che unisce salute, diritti, razza, classe e genere. Perché avere una clinica vicino casa non serve a nulla se non puoi andarci per paura, per povertà, per ignoranza o perché ti viene negato un servizio.

A che punto siamo oggi?

Nel Rapporto annuale UNFPA del 2023, si sottolinea che:

  • l’accesso ai contraccettivi moderni ha evitato 135 milioni di gravidanze indesiderate negli ultimi 10 anni
  • ma ancora 1 donna su 4 nel mondo non può decidere liberamente se avere figli

L’obiettivo della comunità internazionale è chiaro: garantire accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2030 (SDG 3.7 e 5.6). Ma per farlo, serve un cambiamento politico, culturale e sociale. Serve parlare apertamente di questi temi. Serve che le persone sappiano.

Perché ne parliamo qui

Parlare di salute riproduttiva vuol dire parlare di autonomia, di diritto alla salute, di giustizia di genere. Vuol dire denunciare il fatto che ancora oggi, in troppi luoghi, fare una scelta sul proprio corpo può costare la salute o la vita.

Matunda News nasce proprio per questo: per informare, discutere, denunciare e costruire una cultura dei diritti riproduttivi.

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